Ridere spesso e di
gusto; ottenere il rispetto di persone intelligenti e l'affetto dei
bambini; prestare orecchio alle lodi di critici sinceri e sopportare i
tradimenti di falsi; apprezzare la bellezza; scorgere negli altri
gli aspetti positivi; lasciare il mondo un pochino
migliore; si tratti di un bambino guarito, di un'aiuola,
o del riscatto da una condizione sociale; sapere che anche
una sola esistenza è stata più lieta per il fatto
che tu sei esistito. Ecco, questo è avere successo.
Ralf Waldo Emerson
Lasciare il mondo un pochino migliore, questo
è l'intento di questo blog. Restituirgli la Vita, giorno per
giorno, perchè ognuno di noi può, e deve, fare la sua parte!
NB: Questo blog è dedicato a
mio figlio Marco, ispiratore della motivazione e del
nome di queste pagine. Imparando i colori gli chiedevo "Giallo come...?" E lui... "Il Sole!"
"Blu come...?" "Il Mare." Poi ricordandosi di una volta in cui io gli
dissi "Gli alberi sono la Vita", alla domanda "Verde come...?" Lui
voleva dire gli alberi ma disse "...la Vita!"
Stasera fa freddino, finalmente dopo tanto caldo è arrivato l'autunno. Ed è arrivato da un giorno all'altro. Io sono molto stanca, triste, depressa. Non è un post che si addice al mio blog, pensavo. Ma non posso andare avanti facendo finta di nulla. Non posso mettermi a pensare cosa postare stasera, non riesco a pensare.
Ultimamente la cosa che mi riesce meglio è piangere. Devo e voglio dirvi cosa sto per dirvi.
La storia che vi racconterò è una storia di un amore immenso che cominciò quasi 15 anni orsono.
Era febbraio, faceva freddo e io sgattaiolai in campagna da mia zia per qualche giorno, in concomitanza con qualche festa scolastica forse, ora non ricordo bene.
Mia zia ha una casa molto grande, ed ha sempre avuto molti cani. Una volta ne contai 17. La maggior parte ovviamente li teneva fuori, in giardino. Mio zio era un medico primario, medico per passione. Le altre sue passioni, oltre che la famiglia, erano i cani e la campagna. Così spesso gli capitava, purtroppo, sulla strada per il lavoro, di trovare cani lasciati sulla superstrada da quelli che realmente sono cani, ignobili esseri senza senso. E se li portava a casa, tutti. Li curava, spesso riusciva anche a piazzarne qualcuno, i più carini ovviamente. Gli altri, quelli malati, acciaccati e brutti finiva sempre che se li teneva lui. Quando ero piccola mi ricordo che uno dei cani aveva un tumore e lui tutti i giorni gli faceva delle flebo... quel cane che sembrava morente visse ancora per più di 10 anni e più di lui. Si, perchè mio zio se ne andò presto, troppo presto. Aveva poco più di 50 anni quando morì.
Diversi anni dopo, nel febbraio del '95 di cui parlavo all'inizio, mentre io ero lì, qualcuno lasciò una scatola fuori al cancello. Quando andammo a vedere dentro ci trovammo 6 cuccioli appena nati. Il veterinario, che chiamammo subito, disse che non sarebbero sopravvissuti perchè non avevano neanche gli occhi aperti, erano stati tolti alla madre subito dopo la nascita.
A dispetto del suo parere mia zia, mia cugina, mia cognata ed io ci mettemmo d'impegno e dopo aver creato una cuccia calda dentro casa, li facevamo poppare dai biberon latte miele e biscotti. Io sapevo che i miei non avevano mai voluto animali in casa, ma mi innamorai di lei e feci di tutto per convincerli. Alla fine ci riuscii... uno di loro, la mia bambina, Deanna, venne a casa con me. Una molto simile a lei l'adottarono mio fratello e mia cognata, Asia.
Tornare a casa da quel luogo non era mai stato così bello. Nel corso di questi quasi 15 anni mi ha dato tanto che non potete immaginare, senza chiedere mai nulla in cambio. E' stata la mia piccola, mia figlia, mia sorella, la mia amica, la mia compagna di venture e sventure.
Non ha avuto una vita facilissima, seppur piena di allegria. Tre operazioni, tra cui una mastectomia totale, diabete e, quindi, insulina due volte al giorno negli ultimi 8 anni. Nonostante tutto non ha mai smesso di lottare e di essere la mia piccola.
Negli ultimi mesi un brutto male si era insediato in lei. Io ho fatto di tutto per aiutarla a sconfiggerlo. Forse se ce ne fossimo accorti prima avrei potuto fare di più. Forse devo ancora accettare che non poteva essere eterna come credevo e speravo. La notte tra il 14 e il 15 la mia Dea se n'è andata.... anzi, il suo corpo ha finito di vivere, ma lei è rimasta qui con me e so che ci rimarrà per sempre.
Grazie mia dolcissima piccola bambina per tutto quello che mi hai dato, mi dispiace se la mia umanità mi ha permesso di ricambiarti forse solo per un decimo. E grazie anche a te piccola Asia, spero che adesso quando non siete qui correte insieme felici su una spiaggia di Vulcano.
Adesso ho capito che voi sapete amare come gli uomini neanche immaginano, come non saranno mai in grado, perchè date senza volere, perchè amate più di voi stessi qualcuno che non sapete come vi tratterà, perchè la vostra presenza e la vostra gioa hanno portato nella nostra vita la felicità, perchè anche nei momenti peggiori avete fatto in modo che capissimo il senso unico dell'esistenza: l'Amore!
L'Enpa lancia una campagna internazionale per boicottare la candidatura all'oscar del film di Tornatore “Baaria”.
L'uccisione gratuita del bovino all'interno del film lo rende disgustosamente inadatto a ricevere il premio.
Tornatore sceglie di compiere all'estero, dove rimane impunito, un atto illegale in Italia dove il maltrattamento e l'uccisione sono punibili per legge.
Baaria non rappresenta il nostro paese e la sensibilita' degli italiani. Non merita un riconoscimento prestigioso come l'oscar.
Cari genitori,
ogni giorno parliamo della nuova influenza, e mi chiedete se sia utile e sicuro vaccinare i bambini.
La mia risposta è NO! Un ‘no’ motivato e ponderato, frutto delle analisi delle conoscenze fornite dalla letteratura medica internazionale. Un ‘no’ controcorrente perché molti organismi pubblici, alcune società scientifiche e i mezzi di comunicazione trasmettono messaggi differenti: avranno le loro ragioni.
Influenza stagionale e influenza A/H1N1: alcuni dati a confronto.
L’epidemia, iniziata in Messico nel 2009, è di modesta gravità: il virus A/H1N1 si è dimostrato meno aggressivo della comune influenza stagionale. Si manifesta come qualsiasi forma influenzale: febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea, diarrea, tosse. Non sarà l’unica patologia che colpirà i bambini in questo inverno, e non sarà facile distinguerla dai circa 500 (tra tipi e sottotipi) virus capaci di infettare i bambini. I test rapidi per identificare il virus dell’influenza A hanno poca sensibilità (dal 10 al 60%). Il test quindi non garantisce con certezza se si tratti di influenza A/H1N1.
Sembra però essere un virus molto contagioso, ed è stato dichiarato lo stato di pandemia. La sola parola-pandemia-fa paura. Ma questa definizione è stata appositamente modificata, facendo comparire il criterio della gravità, cioè della mortalità che la malattia può provocare. La nuova influenza può colpire più persone, pare, ma provoca meno morti di qualunque altra influenza trascorsa. La mortalità, ossia il numero di persone morte rispetto ai casi segnalati, registrata finora nei paesi dove l’A/H1N1 è circolato ampiamente è dello 0,3% in Europa e dello 0,4% negli USA. In realtà potrebbe essere ancora inferiore. Perché generalmente i casi con sintomi lievi sfuggono alla sorveglianza (e quindi i contagiati possono essere molti di più), ed alcuni decessi possono essere dovuti ad altre cause e non al virus (anche se ad esso viene data la responsabilità).
Non deve meravigliare: purtroppo si può, e si muore, di influenza, se si soffre di una patologia cronica, di una malformazione organica, di una malattia immunitaria, o se si è anziani.
Le cifre variano in base alla fonte dei dati. Per esempio in Gran Bretagna sono stati registrati 30 morti su centomila casi e negli USA solo 302 su un milione di casi. Nell’inverno australe (che coincide con l’estate in Italia) in Argentina sono morte circa 350 persone, in Cile 128 ed in Nuova
Zelanda 16. Quasi alla fine dell’inverno australe, sinora nel mondo intero si sono avuti 2501 decessi. Per fare un paragone, si calcola che in Spagna, durante un inverno “normale” i decessi per influenza stagionale sono circa 1500-3000.
La mortalità per influenza A riguarda prevalentemente persone di età minore di 65 anni, in quanto i soggetti di età superiore sembrano avere un certo grado di protezione, a seguito di epidemie passate dovute a virus simili. Il 90% dei decessi per influenza stagionale riguarda persone sopra i 65 anni di età, l’influenza A colpisce invece prevalentemente persone di età inferiore (solo il 10% dei casi mortali si colloca nella fascia di età sopra i 65 anni). Ma, in numero assoluto, l’influenza A provoca pochi decessi tra i giovani; negli USA ogni anno muoiono per influenza stagionale circa 3600 persone sotto i 65 anni, mentre finora ne sono morte 324 nella stessa fascia di età per influenza A. In Australia ogni anno per l’influenza stagionale muoiono circa 310 persone sotto i di 65 anni. A inverno ormai terminato, ne sono morte 132 per influenza A, di cui circa 119 sotto i 65 anni.
Perchè allora il panico?
Quanto successo nei Paesi dell’Emisfero australe ci rassicura: l’influenza A semplicemente arriva a colpire (leggermente) molte persone. Eppure i mezzi di informazione hanno creato il panico. E’ un tipico esempio di “invenzione delle malattie” (disease mongering). Non si tratta della prima volta. Nel 2005 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva previsto fino a sette milioni di morti per l’influenza aviaria. Alla fine i morti furono 262. Si tratto’ di un gravissimo errore prognostico?
Secondo una delle maggiori banche di affari del mondo (JP Morgan) l’attuale vendita di farmaci anti-influenzali e di vaccini muoverebbe un giro di oltre 10 miliardi di dollari.
I medicinali funzionano? Non esiste alcun trattamento preventivo: i farmaci antivirali, Oseltamivir (Tamiflu) e Zanamivir (Relenza), non prevengono la malattia e su individui già ammalati l’azione dimostrata di questi farmaci è di poter accorciare di mezza giornata la durata dei sintomi dell’influenza. Ne’ va dimenticato che gli antivirali possono causare effetti collaterali importanti. Il 18% dei bambini in età scolare del Regno Unito, a cui è stato somministrato l’Oseltamivir contro l’A/H1N1, ha presentato sintomi neuropsichiatrici e il 40% sintomi gastroenterici.
…E i vaccini?
I vaccini contro il nuovo virus A/H1N1 sono ancora in fase di sperimentazione. Nessuno è in grado di sapere se e quanto saranno efficaci e sicuri, ma vengono pubblicizzati, con gran
clamore. Basta che il virus cambi (per mutazione, o per riassortimento con altri virus) per rendere inefficace il vaccino già messo a punto. Sulla sicurezza sia l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che l’Agenzia del farmaco europea (EMEA) dichiarano necessaria un’attenta sorveglianza.
Alcuni vaccini sono allestiti con tecnologie nuove e saranno testati su poche centinaia di bambini e adulti volontari, e soltanto per pochi giorni.
Il vaccino che meglio conosciamo, quello contro l’influenza stagionale, sappiamo che ha un’efficacia del 33% tra bambini e adolescenti e che è assolutamente inutile nei minori di due anni.
Esistono anche dubbi circa la sua efficacia negli adulti e negli anziani.
Non conosciamo la sicurezza del vaccino per l’influenza A, ma ricordiamo che nel 1976 negli USA fu prodotto un vaccino simile, anche allora con una gran fretta per un pericolo di pandemia, ed il risultato fu un’epidemia di reazioni avverse gravi (sindrome di Guillan-Barrè, una malattia eurologica), per cui la campagna di vaccinazione fu subito sospesa. La fretta non è mai utile, tanto più per fermare un’influenza come quella A, la cui mortalità è così bassa. Conviene non ripetere l’errore del 1976.
Un’altra motivazione a favore della vaccinazione è il cercare di ridurre la circolazione del virus A/H1N1 per diminuire le opportunità di ricombinazione con altri sottotipi. Ma attualmente non esistono strumenti o modelli teorici per prevedere una eventuale evoluzione pericolosa del virus. Sul piano teorico, proprio la vaccinazione di massa potrebbe indurre il virus a mutare in una forma più aggressiva.
Come curarsi?
Per curare l’influenza A occorrono: riposo, una buona idratazione, una alimentazione adeguata, una igiene corretta. Non si deve tossire davanti agli altri senza riparare naso e bocca,
bisogna evitare di toccarsi il naso, la bocca, gli occhi, facili vie di accesso dei virus, occorre lavarsi le mani spesso ed accuratamente con acqua e sapone. Non è dimostrato che l’uso di mascherine serva a limitare la propagazione dell’epidemia.
Se decidete comunque per la vaccinazione, vi verrà richiesto di firmare il “consenso informato”, una informativa sui rischi. Leggetelo bene, prima di decidere, chiedete informazioni scritte sui benefici e i rischi. Chiedete e chiediamo insieme, per tutti i vaccinati, che sia attivato un programma di sorveglianza attivo, capace davvero di registrare e trattare i gravi problemi di salute che possono presentarsi dopo la vaccinazione. Chiedete e chiediamo che si prevedano risorse economiche per l’indennizzo ai danneggiati. Chiediamo di non speculare sulla salute e sulla paura.
Dott. Eugenio Serravalle,
Specialista in Pediatria Preventiva, Puericultura-Patologia Neonatale
Pisa 6 settembre 2009
Siamo ormai ben consapevoli del problema della qualità dell’aria negli ambienti urbani, ma lo siamo meno dell'importanza della qualità dell’aria negli ambienti chiusi nonostante la maggior parte delle nostre attività si svolgano in ambienti confinati per circa il 90% del nostro tempo giornaliero.
La qualità dell’aria in un luogo chiuso è influenzata dalla qualità dell’aria esterna e dalla presenza di fonti di inquinamento collegate sia alle attività che si svolgono, come ad esempio fumare, sia alla presenza di fonti di emissione specifiche. La nostra salute è costantemente messa in pericolo da una forma insidiosa di inquinamento domestico, legata a un impiego sempre più massiccio di prodotti chimici e sintetici provenienti da una varietà di fonti apparentemente innocue. Queste sostanze possono contribuire ad allergie, asma, e ad una serie di altre complicazioni dovute non tanto alla concentrazione di inquinanti presenti, che spesso sono molto basse, ma che a lungo andare danno problemi.
Nel 1980 la NASA effettuò uno studio sulle proprietà di alcune piante d’appartamento, si scoprì che molte specie potevano eliminare sostanze inquinanti dall’atmosfera di locali chiusi a tenuta stagna. La Landscape Contractors of America, un’associazione statunitense di vivaisti e floricoltivatori, cofinanziò uno studio per valutare la capacità di rimuovere sostanze nocive dall’aria, di alcune tra le più apprezzate e diffuse piante da interni. Successivamente, per approfondire ulteriormente questi studi, la NASA creò la "bio-casa", un prototipo di abitazione ermeticamente isolato e costruito con materiali sintetici che effettivamente dava sintomi di intolleranza (bruciore agli occhi, ed alla gola e difficoltà respiratorie) alle persone che vi entravano. I ricercatori prelevarono alcuni campioni d’aria sia prima sia dopo aver messo delle piante d’appartamento. Le persone che entrarono nella casa sperimentale dopo l’introduzione delle piante non accusavano più gli stessi spiacevoli sintomi. Le piante possono diventare così una componente molto incisiva nel processo di purificazione dell’aria di ambienti chiusi. In pratica, alcune piante sono in grado di rimuovere dell’aria di ambienti chiusi sostanze chimiche volatili e nocive.
Altri studi misero in evidenza le proprietà specifiche di molte piante d’appartamento. Alcuni scettici potrebbero obiettare che per avere aria pulita la nostra casa dovrebbe diventare una foresta amazzonica e chi non ha il pollice verde dovrebbe rassegnarsi all’inquinamento indoor!! Non si possono certo fare miracoli, ma qualche pianta giusta nel posto giusto e le cose potrebbero davvero migliorare.
Un esempio è il Il Paharpur Business Centre and Software Technology Incubator Park, un edificio vecchio che sviluppa una superficie di oltre 4.600 metri quadrati, vi lavorano circa 300 persone e ospita la bellezza di oltre 1.200 piante. Quattro piante per ogni lavoratore, dove sono stati effettuati degli studi per quindici anni. Questi studi hanno dimostrato che dopo una giornata di lavoro trascorsa nell’edificio, le condizioni di salute degli impiegati sono migliori dei quando sono entrati.
Ma è possibile avere lo stesso risultato anche in casa propria? Quali sono le piante che possono rendere l’aria pulita? Le piante che purificano l'aria sono: Areca Palm, Mother-in-law’s Tongue, Money Plant, che funzionano come filtri restituendoci aria pulita.
Areca Palm (Chrysalidocarpus lutescens): rinominata pianta del salotto è quella che pulisce l’aria durante il giorno. Circa 4 esemplari coprono il fabbisogno di una persona.
Mother-in-law’s Tongue (Sansevieria trifasciata): la pianta della camera da letto, lavora la notte, trasformando Co2 (anidride carbonica) in O2 (ossigeno). 6 o 8 esemplari fanno trascorrere notti tranquille.
Money Plant (Epipremnum aureum): a completare il lavoro delle prime due ci pensa il comune Potos, che filtra l’aria, ripulendola dalla formaldeide e da altri composti organici volatili.
Un fattore che può condizionare la scelta del luogo più adatto per le nostre piante si lega alle zone individuali di respirazione.In pratica, i luoghi dove l’individuo trascorre più ore (alla scrivania, sul divano, vicino alla tavola, durante il sonno). Le piante collocate in quel punto sono in grado di aumentare il livello di umidità, eliminare così le tossine. Anche solo qualche esemplare potrà fare la differenza e poi un pò di verde in casa dà pur sempre colore ed allegria.
Si racconta che durante la seconda guerra mondiale un aviatore americano trovò in una tomba egizia dei semi conservati fin dai tempi dei faraoni. Li prese e li diede ad un amico che li inviò nel Montana al padre agricoltore. Quest'ultimo li piantò e ottenne una pianta che presentò ad una fiera locale e che battezzò Grano di Tutankhamon. La novità suscitò un po' di fermento, ma presto i semi furono di nuovo dimenticati fino al 1977, quando finirono nelle mani di un altro agricoltore, Quinn e suo figlio agronomo. Padre e figlio trascorsero 10 anni a far riprodurre i semi e a cercare di capire di che tipo di grano si trattasse. Infine capirono il valore di quel grano e lo battezzarono Kamut, termine egizio che significa "spirito della terra". Successivamente i Quinn registrarono il grano al ministero dell'agricoltura statunitense e lo brevettarono col nome Kamut.
Non si sa quanto questa bella storia sia vera, le opinioni sull'effettiva origine di questo frumento sono discordanti. Gli scenziati ritengono che potrebbe trattarsi di un'antica varietà di grano che i contadini Egizi e dell'Asiaminore coltivavano insieme ad altre varietà locali. E' un compito non facile, tuttavia, quello di identificare le origini del Kamut: le varietà locali di frumento del Vicino Oriente e del bacino mediterraneo sono tantissime, nonostante l'appiattimento generale provocato dall'industrializzazione agricola. L'italia stessa conserva ancora diverse varietà di cui alcune molto simili al Kamut.
Le proprietà nutritive
Le caratteristiche di questo frumento sono le cariossidi ambrate, grandi il doppio di quelle del grano e dotate di una sorta di gobbetta. Il sapore è decisamente particolare: cremoso e quasi dolce, viene paragonato a quello delle noci. Ben digeribile, rispetto al frumento odierno, il Kamut è più ricco di proteine, lipidi, sali minerali e vitamine.
KAMUT E FRUMENTO A CONFRONTO
Valori nutrizionali
per 100 gr di Kamut
Valori nutrizionali
per 100 gr di frumento
Valore energetico
359 kcal
335 kcal
Proteine
17 %*
12 %
Grassi
2,6 %
1,9 %
Carboidrati
68 %
72 %
Fibra
1,8 %
2,1 %
Calcio
31 mg
30 mg
Ferro
4,2 mg
3,8 mg
Magnesio
153 mg
117 mg
Fosforo
411 mg
396 mg
Potassio
446 mg
400 mg
Vitamina B1
0,45 mg
0,42 mg
Niacina
5,54 mg
5,31 mg
Vitamina E
1,7 mg
1,2 mg
* questo dato dipende molto dal tipo di terreno, comunque si aggira sempre almeno sul 13 %
In cucina Il Kamut si rivela un ottimo alimento da mangiare in alternanza agli altri cereali. Prepararlo è molto semplice. I chicchi vanno lavati e messi a bagno per una notte, quindi trasferiti in una pentola con acqua fredda calcolando una parte di Kamut e 3 di acqua. La cottura avviene a fuoco lento e dura circa un'ora. In questo modo si ottiene il cereale asciutto, da condire con una salsa di proprio gradimento, per esempio un ragù di verdure. D'estate poi, si mangia volentieri in insalata, freddo, proprio come si fa con il riso. Nella stagione fredda, i chicchi di Kamut possono arricchire le minestre.
La farina
Gli usi della farina di Kamut sono svariatissimi. Si presta bene alla preparazione di dolci, per il suo gusto delicato e per niente amaro. E' ottima per la panificazione dato che lievita molto bene. Si presta inoltre anche alla preparazione della pasta.
Ultime annotazioni Sembra che il Kamut non abbia subito le manipolazioni e gli incroci cui invece è stato sottoposto il frumento usato oggi. Proprio il fatto di essere rimasto a lungo dimenticato avrebbe contribuito a mantenere inalterate le sue proprietà originarie. Il problema è la sua resa molto bassa: circa 10 quintali per ettaro, contro i 50 del grano. Questo spiega anche il suo costo abbastanza elevato. Per fortuna che il gusto e le proprietà nutrizionali di questo cereale fanno in modo che venga acquistato da tutti quelli che lo conoscono e lo apprezzano.
Che colle usate in casa? Di solito per i piccoli lavori domestici, per il bricolage e per far giocare i bambini compriamo colle in stick o in tubetto. Spesso non sappiamo cosa ci sia dentro, ma normalmente le colle che acquistiamo sono fatte di polimeri di sintesi petrolchimica. I processi produttivi sono spesso pesantemente inquinanti, inoltre vengono vendute in confezioni la cui percentuale di plastica rispetto al prodotto è sproporzionata.
Una buona alternativa è la Coccoina, che molti di noi ricorderanno per averla usata da bambini, con quell'odore di marzapane... ricordate? Io l'adoravo. Aveva un pennellino per distribuirla sugli oggetti o sulla carta da incollare e la confezione in alluminio riutilizzabile.
La Coccoina è costituita da destrina, una sostanza amorfa ottenuta dalla degradazione della fecola di patate in acqua, ed è priva di solventi. Contiene conservanti di uso alimentare e una profumazione sintetica.
Oggi è praticamente l'unica alternativa ecologica, eppure una volta venivano usati diversi ingredienti naturali: albume d'uovo, amidi, caseina... La caseina viene ancora oggi impiegata nel restauro di mobili antichi.
Vediamo qui come possiamo ottenere in casa con le nostre mani una colla base.
Colla di farina
Le proporzioni sono 1 parte di farina (meglio se di riso bianco, molto ricca di amido) e 4 parti d'acqua.
Fate bollire l'acqua in una pentola. A parte stemperare la farina con un po' d'acqua cercando di non creare grumi. Versare la farina pian piano continuando a mescolare e cuocere per qualche minuto sempre mescolando. Aggiungere un po' d'acqua nel caso il composto risultasse troppo denso. In pratica deve avere una consistenza un po' più fluida della colla vinilica.
Si puo' conservare in frigo per qualche giorno, riscaldandola prima dell'uso. La si spennella direttamente sulla carta e si lascia asciugare. E' molto tenace.
Colla di amido e glicerina
Questa è una versione un po' più complessa, ma con una scadenza più lunga e una maggiore tenuta nel tempo.
Ingredienti: 100 ml di acqua, 10 gr di amido (mais, frumento o patata), 20 gr di glicerina vegetale, 5 gr di olio essenziale di chiodi di garofano (per la conservazione e la profumazione.
Sciogliere l'amido nell'acqua calda. Incorporate nel miscuglio ancora caldo 10 gr di glicerina. Quando il miscuglio si è raffreddato aggiungere i restanti 10 gr di glicerina mescolando bene il tutto assieme all'olio essenziale.
Conservare in un contenitore di vetro chiuso.
L'albume non diluito, sbatuo, è già sufficiente in genere per incollare, una volta secco, la carta leggere su cui viene spennellato.
In questo periodo è ancora semplice trovare siepi spontanee di Rosa Canina. Questa pianta cresce dal mare fino alla zona montana e la si può trovare nelle macchie, nei boschi e lungo le strade di campagna.
Si presenta come un arbusto cespuglioso a foglia caduca alto 2-3 metri, le bacche sono ovali, rosse e dure quando sono acerbe, mentre a maturazione il rosso imbrunisce un po', diventano morbide e si staccano facilmente.
A quel punto le possiamo raccogliere. Le sciacquiamo velocemente, tagliamo via i resti del fiore, ossia la parte estrema nerastra e secca, e incidiamo longitudinalmente la bacca per estrarre i piccoli semi pelosi. Dopodichè le mettiamo in una pentola e aggiungiamo acqua fino a ricoprirle. Cuociamo per 20 minuti circa a fuoco moderato mescolando continuamente. La purea ottenuta si pesa e la si unisce allo zucchero di canna pari alla metà del suo peso. Rimettiamo la composta sul fuoco e continuiamo la cottura fino a che la purea non diventa consistente in modo che superi la prova del piatto inclinato! Ancora bollente mettiamo la marmellata nei vasetti di vetro sterilizzati e la conserviamo al buio.
Un'alternativa per mantenere la grande quantità di vitamina C presente nelle bacche che col calore va perduta, è passarle al passaverdure in modo da eliminare le bucce e i semi. Aggiungiamo tanto miele quanto la metà del peso della purea. Consiglio di mettere un miele fluido e che non abbia un sapore forte come il Millefiori.
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